Donald Trump ha lanciato un duro monito agli alleati occidentali, sostenendo che la NATO potrebbe affrontare un “futuro molto negativo” se i partner di Washington non contribuiranno ad aprire lo Stretto di Hormuz, cruciale snodo energetico mondiale attualmente paralizzato dal conflitto con l’Iran.

In un’intervista telefonica al Financial Times, durata circa otto minuti, il presidente degli Stati Uniti ha invitato esplicitamente i Paesi europei e asiatici a partecipare allo sforzo militare statunitense nel Golfo. Secondo il presidente, i principali beneficiari del traffico petrolifero nello stretto – quindi Europa e Cina – dovrebbero assumersi una parte della responsabilità nel garantire la sicurezza della rotta marittima.

“È giusto che chi beneficia dello Stretto contribuisca ad assicurarsi che lì non accada nulla di negativo”, ha affermato Trump, sottolineando come gli Stati Uniti dipendano molto meno dal petrolio del Golfo rispetto ad altri grandi attori economici.

Il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale per il commercio energetico globale: circa un quinto del petrolio mondiale transita da questo corridoio marittimo tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano. L’Iran ha di fatto bloccato il passaggio dopo l’inizio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele più di due settimane fa, alimentando il timore di un nuovo shock dei prezzi energetici.

Domenica sera, le quotazioni internazionali del petrolio hanno raggiunto i 106 dollari al barile, con un aumento di circa il 45% dall’inizio del conflitto. Gli sforzi statunitensi per riaprire il passaggio hanno finora prodotto risultati limitati.

Trump ha chiesto agli alleati di contribuire “con qualunque mezzo necessario”, indicando in particolare l’invio di dragamine – di cui i Paesi europei dispongono in numero maggiore rispetto agli Stati Uniti – e persino di unità speciali per neutralizzare operatori iraniani che utilizzano droni e mine navali lungo la costa.

“Stiamo colpendo molto duramente”, ha dichiarato il presidente. “All’Iran non resta altro che creare qualche problema nello Stretto. Ma chi beneficia di quel passaggio dovrebbe aiutarci a controllarlo”.

Il presidente americano ha inoltre collegato la questione allo stato dei rapporti transatlantici. Richiamando l’assistenza militare fornita a Kyiv dopo l’invasione russa, Trump ha affermato che Washington ha sostenuto l’Europa senza ricevere necessariamente lo stesso livello di impegno in cambio. “Abbiamo una cosa chiamata Nato”, ha osservato. “Siamo stati molto generosi. Non eravamo obbligati ad aiutare l’Ucraina. Ora vedremo se loro aiuteranno noi”.

Particolarmente critica la valutazione della risposta britannica. Dopo una telefonata con il primo ministro Keir Starmer, Trump ha espresso frustrazione per il fatto che Londra abbia promesso l’invio di due navi solo dopo l’intensificarsi delle operazioni militari. “Abbiamo bisogno delle navi prima di vincere, non dopo”, ha detto, ribadendo la sua critica ricorrente secondo cui l’Alleanza sarebbe “una strada a senso unico”.

Parallelamente, Trump ha invitato anche la Cina a contribuire alla sicurezza dello Stretto prima del vertice previsto a Pechino con il presidente Xi Jinping entro la fine del mese. Il presidente statunitense ha lasciato intendere che l’incontro potrebbe essere rinviato se non emergerà un impegno concreto da parte di Pechino. Nel frattempo il segretario al Tesoro Scott Bessent ha incontrato a Parigi il vicepremier cinese He Lifeng per discutere i preparativi del vertice.

Trump ha infine avvertito che gli Stati Uniti sono pronti a intensificare ulteriormente le operazioni militari contro l’infrastruttura petrolifera iraniana, incluso il terminal di esportazione sull’isola di Kharg Island. “Possiamo colpire in cinque minuti e non potrebbero fare nulla per impedirlo”, ha affermato, sostenendo che le recenti operazioni statunitensi e israeliane abbiano “essenzialmente decimato” la capacità militare iraniana.

Nonostante tali dichiarazioni, il conflitto sta già avendo conseguenze dirette sugli alleati occidentali: un soldato francese è morto in un attacco con drone iraniano in Iraq e un velivolo italiano è stato distrutto in una base militare in Kuwait. La parole di Trump, che arrivano dopo la volontà espressa da tanti leader europei di “non entrare in guerra”, rischiano ora di trasformare le tensioni nel Golfo in un grande banco di prova per la coesione dell’Alleanza atlantica.

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